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Finalmente il quadrumvirato è riuscito a trovarsi faccia a faccia per un confronto che effettivamente mancava da un po' di tempo. Dopo un altro (proficuo) incontro di formazione per gli iscritti avvenuto nel mese di Maggio è stato inevitabile uno stop che ci porta ora con la testa almeno a Luglio, quando è stata lanciata l'idea di andare a camminare in montagna (esercizio non solo per il fisico).
Dopo la dovuta pausa di Agosto ci sarà a Settembre, per la precisione il 12, il novantennale dell' impresa fiumana: invevitabile pensare ad una iniziativa dedicata al poeta e scrittore Gabriele D'annunzio.
Ad Ottobre sarà la volta del ventennale del muro di Berlino: sarebbe bello riuscire ad organizzare un dibattito sul tema che, spiegando la storia a chi non la conosce, dia modo di guardare al futuro in maniera consapevole.
Per il momento meglio fermarsi....non è necessario mettere troppa carne al fuoco ma reputo anticiparvi che uno di noi è al lavoro su un importante progetto sociale assolutamente consono a questi tempi di recessione globale.
A presto
PER CONTATTI: minastirith.cr@libero.it

CANTIERE FUTURISTA!
Scarica la locandina dell'evento con il programma:

(Clicca col destro e seleziona "Salva oggetto con nome")
Per maggiori informazioni visita il sito
http://www.cantierefuturista.splinder.com
A Cremona c'è uno delle poche sale cinematografiche in italia che non ha boicottato il film Katyn, appena uscito.
Katyn è il nome della località in cui, durante la seconda guerra mondiale, vennero ammazzati migliaia di soldati polacchi a sangue freddo. Fino a pochi anni fa, questo massacro era stato attribuito ai tedeschi. Ma la verità era un'altra: furono gli stessi sovietici a sterminare quegli uomini e per decenni negarono le proprie responsabilità.
Il film Katyn, di un famoso regista polacco, narra proprio di questo episodio. E per questo, in moltissime sale cinematografiche italiane, oggi, nel 2009, è stato rifiutato.
Dunque, chi ne ha la possibilità, vada al CineChaplin in settimana. A vedere Katyn. A dimostrare che, oggi, nel 2009, il muro della menzogna sta crollando.
Fonte: www.bestcyrano.org
La cultura consumista occidentale che influggiamo al resto del mondo è davvero la vetta della nostra evoluzione? Se lo è rinuncio alla mia appartenenza alla razza umana. Sebbene non tema di essere costretto a presentare le mie dimissioni molto presto, dal momento che il nostro cosiddetto “non negoziabile stile di vita americano” è merda per miliardi di ragioni.
Noi delle nazioni “sviluppate” occidentali, particolarmente negli Stati Uniti, siamo un’enorme disgrazia per la nostra specie. I nostri modi miopi, egocentrici, presuntuosi, immaturi e oscurantisti di esaminare e di interagire con il resto del mondo, compresi gli altri animali umani, animali non umani e la stessa madre terra, sono criminali sino alla nausea e oltre.
E perché non dovrebbero esserlo? Ci sentiamo così portatori di diritti, in modo enormemente patologico, che crediamo in realtà che possiamo mercificare il mondo e tutti i suoi abitanti e risorse per aumentare e assicurare la nostra “prosperità”, “sicurezza” e “crescita economica”. Siamo condizionati a credere alle parole astoriche, manipolatrici ed enormemente distorte che vengono incanalate, nei nostri avvizziti ed atrofizzati cervelli, da teste parlanti, pulite e ben pettinate, di parassiti che devono le loro anime carrieriste ad un sistema che sta distruggendo il mondo.
E perché noi americani statunitensi non dovremmo credere che la nostra “brillante città sulla collina” abbia diritto a tutto ciò che i nostri piccoli cuori possono desiderare (e che le nostre forze armate da mille miliardi di dollari l'anno possono saccheggiare)? Stiamo tutti vivendo alla grande grazie al genocidio che i nostri antenati hanno commesso contro i nativi di Turtle Island. Dopo tutto chi si preoccuperà di una piccolezza come 10-100 milioni di “uomini rossi” morti? O dei 100 milioni di schiavi neri che hanno fortemente (e involontariamente aggiungerei) contribuito allo sviluppo della nostra nazione economicamente ciclopica? Riesco già a vedere scrollare le spalle e attenuare le potenziali colpe con gli argomenti di seconda mano che “abbiamo fatto di più di quanto dovuto a loro”, “ non si può cambiare il passato”, o “ io non ero lì quando ciò accadeva”. Bene, indovinate un po'. Non sto suggerendo riparazioni o scuse. Chi se ne fotte di mettere cerotti sulle ferite aperte. Siamo barbari camuffati da cristiani illuminati--ci siamo illusi sino al punto di credere che la nostra merda profumi come le rose. Quanto lontano dovremo andare prima di porre un termine alla nostra pazzia?
I branchi di grandi animali marini sono crollati del 90% dal 1950. Gli orsi polari e i pinguini stanno affogando a sciami. Il bestiame, i maiali e i polli soffrono orrori indicibili nei centri di tortura eufemisticamente definiti fattorie industriali, in gran parte perché noi si possa fare il nostro “spuntino fast-food” e distruggere il mondo un hamburger alla volta mangiando da McDonald’s. Il 50% delle foreste tropicali mondiali sono perdute e, se il tasso attuale continua, saranno tutte scomparse entro il 2090. Una specie vivente unica si estingue ogni 20 minuti.
Psicopatici senza coscienza come George W. Bush e Dick Cheney salgono di routine alle più alte posizioni di potere, visibilità e responsabilità nella nostra società da incubo. Abbiamo già massacrato più di un milione di iracheni come rappresaglia per le 3000 persone che essi NON hanno ucciso l'11 settembre. Uno sproporzionato sacrificio umano ai suoi livelli più alti. Lavoro ben fatto Usa! (Ci si potrebbe chiedere quanti ne avremmo uccisi se gli iracheni fossero stati i veri responsabili degli attentati al WTC).
Mi chiedo, caro lettore, se ti stai chiedendo la stessa cosa che mi chiedo io mentre scrivo: ma cosa c'è che non va in noi? Noi americani statunitensi eccelliamo nel lodare a parole Cristo e/o il Dio del vecchio testamento, ma la verità è che il nostro vero Dio è Mammona. Persino coloro che rigettano la cultura mainstream e la sua ossessione per la ricchezza e le proprietà materiali sono costretti a sottomettersi all'onnipotente dollaro, nel nostro maledetto sistema capitalista del “cane mangia cane” e del “ il vincitore prende tutto”.
Ci illudiamo di avere il monopolio sulla “libertà” e la “decenza”. Di fatto ci siamo fottuti le menti sino a credere che sia nostro “dovere” “civilizzare” il resto del mondo. In realtà noi siamo schiavi del debito e del salario che giocano ognuno un ruolo nel perpetuare un sistema che è enormemente immorale, sfruttatore e malvagio. Esportiamo la nostra cattiveria tramite la nostra politica estera intrisa di sangue. “Prendiamoli prima che siano loro a prendere noi” è il nostro motto, anche se ci capita di essere l'equivalente di Mike Tyson che polverizza un neonato. Hey, avrebbe potuto attaccarci una volta cresciuto, giusto?
Per quelli di noi ai quali l'indottrinamento non è riuscito a togliere almeno un briciolo di decenza morale c'è ragione per un qualche ottimismo. Come una piramide che si regge sul suo vertice il capitalismo è destinato a cadere. Lineare, di corte vedute, caotico, enormemente immorale, e dipendente da una crescita infinita in un mondo finito, essa ha già raggiunto l'obsolescenza nelle menti di molti pensatori critici intellettualmente onesti. I suoi miliardi di vittime hanno forse alla fine scoperto il suo punto debole: la guerra asimmetrica. Nella sua insaziabile sete per fare di tutto una merce, il capitalismo è entrato in conflitto con la stessa madre natura. Se non saranno le vittime dell'imperialismo e del capitalismo di monopolio a buttare giù questo figlio di puttana, lo farà la terra. E ho fiducia di parlare per conto di molti quando affermo che il mondo riceverà un'autentica benedizione quando la nostra violenta, gerarchica e maligna cultura di omicidio e caos sarà strozzata a morte, come un colpevole che alla fine incontra una vittima che ha i mezzi per sconfiggerlo.
Nel frattempo possiamo accelerare la sconfitta della cultura dominante, come Derrick Jensen ha etichettato il nostro modo di essere capitalistico e occidentalizzato marcio fino al midollo. Come suggerisce Jensen abbiamo bisogno di costruire sulla cultura di resistenza che si sta rapidamente espandendo nell'ambiente pre-rivoluzionario in cui ci troviamo.
Mentre l'inevitabile crollo o rivoluzione si avvicina (le elite al potere possono fottere la gente o l'ambiente duramente prima che il contraccolpo le trascini via) ci sono molte cose che possiamo fare (in base alle nostre capacità e risorse) per sabotare questa macchina assassina e senza pietà.
Gli studenti di storia noteranno che sono necessari tutti i tipi di persone e attività per abbattere un'establishment oppressivo e marcio profondamente trincerato. Scioperanti, boicottatori, organizzatori, pensatori, scrittori, leader spirituali, manifestanti, disobbedienti civili, obiettori di coscienza, fornitori di risorse e i gruppi impegnati in azione diretta come l’ALF [Animal Liberation Front n.d.t.] sono tutti essenziali al successo nel resistere alla considerevole forza e tenacità di coloro che detengono la maggioranza della ricchezza e del potere mondiali.
Perciò, come suggerisce Jensen, trovate ciò che vi piace e fatelo in modo da far traballare un po' di più quella piramide rovesciata.
E quando arriverà il momento, quelli di noi che si aggrappano così terribilmente alle loro armi sapranno cosa fare con esse.
Jason Miller - 07/05/2008
Apre ufficialmente(ufficiosamente quest'autunno abbiamo accolto le prime richieste) il tesseramento per l'anno in corso all'Associazione culturale Minas Tirith-Cremona Tricolore.
Ci aspetta un anno potenzialmente foriero di grandi soddisfazioni, ricco di formazione (primo appuntamento il 22 Febbraio),azione e contatti con realtà affini: qualcosa é stato fatto l'anno passato ma questo può, deve essere e sarà l'anno della svolta, l'anno in cui il nostro albero affonderà veramente le radici nel terreno della nostra realtà locale.
Qualche testa funzionante si é già inserita nel gruppo
VIENI ANCHE TU!
Info:minastirith.cr@libero.it
In occasione della ricorrenza del 10 febbraio Giorno del ricordo delle vittime delle Foibe e dell'Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati,
il Comitato 10febbraio di Cremona organizza la conferenza:
Foibe ed esodo:
una tragedia a lungo dimenticata
Che si terrà SABATO 7 FEBBRAIO 2009 ore 18:00 presso la Sala Piccola del p.zzo Cittanova Corso Garibaldi 120, Cremona.
Introdurrà lo storico e giornalista Luciano Garibaldi, e porteranno la propria testimonianza il Presidente dell'Associazione esuli istriano-dalmati di Cremona Mario Ive e l'esule Dalmata Tommaso Caizzi.
per informazioni contatto E-mail: 10febbraiocremona@libero.it


Di Massimo Fini: "Sangue infetto di un corpo morente"
Tratto da "Il giornale"
«Chi ha un minimo di senno dovrebbe comprarsi un pezzo di terreno coltivabile, dal quale cavare il sostentamento per sé e per i propri cari, e due kalashnikov».
Due kalashnikov?
«Sì, per difendersi dagli assalitori, da chi batterà le campagne in cerca di cibo».
Dieci anni fa, quando Massimo Fini diede alle stampe Il denaro, sterco del demonio (Marsilio) sapeva già come sarebbe andata a finire. Vaticinando il disastro, e dando pollice verso al nostro sistema partorito dalla rivoluzione industriale, parlò di Big Bang. «Il denaro, nella sua estrema essenza, è futuro, - scrisse -. È rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro, rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro a uso del presente. L’impressione è che, per quanto veloci si vada, anzi proprio in ragione di ciò, questo futuro orgiastico arretri costantemente davanti a noi. O, forse, in un moto circolare, niciano, einsteiniano, proprio del denaro, ci sta arrivando alle spalle gravi dell’immenso debito di cui l’abbiamo caricato».
Oggi, leggendo i giornali e guardando il Papa dire che «i soldi sono niente» gli viene in mente il crollo dell’Impero Romano. Una catastrofe, un cataclisma epocale dal quale la gente, «non potendo mangiarsi il cemento delle città, o le fabbriche, o le automobili, cercherà di tornare verso il mondo rurale, quello dell’autoproduzione, del baratto».
Quanto ci vorrà perché l’umanità, gabbata dai futures e dai subprime si metta in marcia verso l’agro romano, o quello umbro, o verso le dolci colline della Carolina del Sud?
«Questo non lo sa nessuno. Ma se accadesse già fra una decina d’anni, io non mi stupirei».
Torneremo a dare valore a una mucca.
«Almeno quella ti dà latte, vitelli, bistecche. Il denaro invece è davvero nulla, come dice tardivamente il Papa. Ma lui ne fa una questione di tipo morale, sulla quale sono d’accordo. Però non è solo questo. C’è anche un aspetto, per così dire, esistenziale. Nel senso che il denaro ha condizionato, stravolgendola, anche la nostra esistenza. Il denaro è una convenzione, un’astrazione che si basa sulla fiducia che gli uomini hanno in esso».
Una specie di gioco perverso...
«Un gioco cominciato quando il denaro ha smesso di essere uno strumento per evitare le triangolazioni del baratto ed è diventato a sua volta una merce. E su una merce virtuale, naturalmente, si innesta ogni tipo di manipolazione».
Anche stavolta, naturalmente, chi è rimasto con il cerino in mano sono i risparmiatori, i soliti fessi ai quali si chiede ogni volta di pagare il conto finale.
«Il paradosso stupefacente è che i risparmiatori, avendo poco denaro, finanziano attraverso le banche i ricchi, perché diventino sempre più ricchi. Temendo l’incertezza del futuro, trattengono il denaro senza capire che a essere diventato precario non è il futuro, ma il denaro stesso».
Non è un caso, forse, che l’Europa preindustriale, il mondo tradizionale, contadino, osteggiò l’immissione del denaro nella società che si era venuta sviluppando fin lì.
«Non è un caso no. È il denaro che fa saltare il banco delle società preindustriali. Accadde così anche in Africa, quando i colonialisti imposero il pagamento delle tasse a un mondo contadino che fino ad allora aveva vissuto di baratto e di autoproduzione. Mettere una tassa su ogni capanna voleva dire costringere i contadini a produrre un surplus da vendere per pagare le tasse, farli entrare nel gioco del denaro».
Tu dici che il denaro è futuro. Ma poi dici che questo futuro è inesistente. Viene voglia di spararsi.
«Eppure è così. Ti faccio un esempio. Se tu hai mille euro coltivi l’aspettativa che presentando questa somma a qualcuno, egli ti darà qualcosa in cambio. È una proiezione in avanti. Ora, quanto più il denaro aumenta, tanto più avanti si sposta il futuro. Vuol dire che abbiamo già ipotecato epoche talmente lontane da avere reso il denaro inesistente».
Fino a quando ha valore la promessa del denaro?
«Fino a quando la collettività ci crede».
Questa storia dei governi di immettere miliardi di dollari e di euro nel sistema ha del demenziale. È come se tu fossi in debito con me di 100 euro e io te ne prestassi altrettanti per consentirti di restituirmeli.
«Un gioco, appunto. In fondo al quale c’è la bancarotta, l’insolvenza. Ma stavolta non sarà come nel ’29, in America. Il mondo allora non era così integrato, così globalizzato. Ora, se crolla il sistema, si salveranno solo gli indigeni delle Andamane, che vivono di caccia e di pesca».
Tu magari esageri. Però lo scenario non è allegro.
«Io non credo di esagerare quando dico che gli scenari immaginabili sono devastanti. È la logica interna del sistema che me lo fa pensare. Il sistema si regge sulla crescita esponenziale, dimenticando che una logica simile esiste in matematica, non in natura. Ma siamo vicini al punto di non ritorno. Alla fine, quando si saranno saturati anche mercati economicamente modesti come l’Afghanistan, il sistema imploderà».
Ci potevano salvare la Cina, l’India, grandi civiltà culturalmente lontane dal modello occidentale. Ma abbiamo finito per risucchiarle nel sistema.
«Ecco perché la globalizzazione, ovvero l’essersi affidati a un unico modello è idiota. Ogni macchina sofisticata ha almeno due motori. Qui il motore è solo uno. Sicché, se il modello è sbagliato, visto che è globale, crolla tutto insieme. Globalmente, diremmo».
Oscurità mondiale: il 17 settembre 2008 dalle 21.50 alle 22.00.